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Tesi di laurea V.I.V.A.

Pubblicata da Opera il 10/12/2013

 


L’approccio ambientale sostenibile nel settore della vitivinicoltura è esigenza intrinsecamente legata alla natura stessa di questa attività: la vitivinicoltura non può prescindere, infatti, dalla tutela del territorio e del tessuto socio-economico da cui essa stessa trae origine.
In un recente studio di Tesi Specialistica, difesa questa estate presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal titolo “Analisi delle strategie di sostenibilità nelle imprese del settore vitivinicolo (relatore Prof Marco Frey) è stato fatto il punto proprio su questa esigenza, che va sempre più diffondendosi tra le aziende del settore, tra le istituzioni, i centri di ricerca e l’opinione pubblica. All’interno dello studio, una attenzione particolare è stata rivolta alle nove aziende italiane che partecipano ai progetti sullo sviluppo sostenibile in vitivinicoltura V.I.V.A. Sustainable wine (www.viticolturasostenibile.org) e SOStain (www.sostain.eu).
Ai rispettivi responsabili dei progetti, è stato somministrato un questionario composto da venti domande di natura qualitativa.
Il questionario aveva lo scopo di appuntare l’indagine sui seguenti aspetti:
• la percezione del tema da parte delle aziende
• le azioni già poste in essere dalle aziende
• le motivazioni che avrebbero potuto indurre le aziende a prendere parte al programma
• e modalità sulla base delle quali il programma potrebbe stimolare lo sviluppo sostenibile nel settore
• la conseguente elaborazione di strategie volte alla promozione di un approccio alla sostenibilità in ambito vitivinicolo.
Delle nove aziende consultate, hanno risposto l’azienda Antinori, la Chiarlo, la Gancia, la Planeta, la Tasca D’Almerita e la Venica & Venica. I risultati dei questionari sono stati arricchiti da ulteriori incontri con gli stessi responsabili dei progetti delle due cantine siciliane coinvolte (Alberto Tasca D’Almerita e Alessio Planeta) e con la Dott.ssa Lucrezia Lamastra, impegnata attivamente nella parte scientifica e organizzativa di entrambi i progetti.
Le aziende già da tempo sviluppano ricerche e individuano soluzioni responsabili nella cura del vigneto, grazie alla lungimiranza dei dirigenti-proprietari che coniugano l’attenzione per l’ambiente alla preoccupazioni per le generazioni future, alle quali desiderano garantire la produttività del territorio e la sua redditività nel tempo.
Il percorso di sostenibilità intrapreso è, tuttavia, reso difficoltoso dalla vastità delle problematiche che porta con sé e che coinvolgono tutte le fasi della filiera vite-vino e le risorse che direttamente o indirettamente si trovano ad amministrare (da quelle idriche, alla gestione dei rifiuti, passando per le biodiversità e la comunità circostante).
Dal Piemonte alla Sicilia, pur affrontando esigenze e criticità specifiche legate alle realtà climatiche, ambientali e sociali nelle quali sono immerse, le aziende hanno avvertito la comune necessità di disporre di programmi strutturati, con linee guida di riferimento a supporto dell’adozione di pratiche di sostenibilità.
Il modello cui le aziende guardano e da cui i progetti traggono ispirazione è quello californiano della California Sustainable Winegrowing Alliance (CSWA) la cui esperienza ha mostrato come l’approccio strategico alla sostenibilità, strutturato secondo un processo di miglioramento continuo, possa divenire fonte di vantaggio competitivo in termini di efficienza produttiva, ottimizzazione della supply chain (catena di produzione), maggior coinvolgimento aziendale e valorizzazione di quei fattori critici di successo (qualità e varietà territoriale, paesaggio, tradizioni, etc.) consolidatisi nel tempo, che rendono il vino “Made in Italy” rinomato in tutto il mondo e al primo posto nella classifica globale dei paesi esportatori.
Ampio consenso, quindi, hanno ricevuto quei programmi in cui sono presenti indicatori di sostenibilità che misurano in maniera rigorosa gli impatti della gestione e che consentono di disporre di un metodo scientifico, oggettivo e condiviso. Misurare è il primo passo per auto valutare il livello di sostenibilità della filiera, individuare i punti critici e i margini di miglioramento su cui intervenire, così da implementare soluzioni che portino a livelli di sostenibilità crescente.
Tra gli interventi migliorativi intrapresi dalle aziende, si sono registrate minori emissioni inquinanti (come nel caso della riduzione del vetro delle bottiglie), minori sprechi nell’utilizzo delle risorse idriche, risparmi energetici e valorizzazione dei vitigni autoctoni e delle tradizioni locali.
Attraverso una struttura tecnica solida e legittimata sarà pertanto possibile per le aziende integrare gli indicatori quali parametri in base ai quali tarare le decisioni aziendali, portando avanti la rivoluzione culturale della sostenibilità che ripensa il modello produttivo alla luce di soluzioni strategiche che mitighino l’impatto sulla dimensione ambientale, sociale ed economica.







Maria Luisa Vassallo
Laureata in Economia presso l'Università di Milano con 110 e lode

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