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L'acqua che mangiamo

Pubblicata da Opera (Sezione Libri-L'acqua che mangiamo) il 20/11/2013

Curato da Marta Antonelli e da Francesca Greco, è uscito il bel libro dal titolo spiazzante: “L’acqua che mangiamo. Cos'è l’acqua virtuale e come la consumiamo”, Edizioni Ambiente, Milano, 2013. L’acqua si beve non si mangia! – potrebbe obiettare il lettore. Eppure quanta acqua è contenuta nei cibi che mangiamo e quanta acqua è necessaria alla loro produzione? Quanta acqua “serve” alle nostre necessità quotidiane? La produzione di cibi, beni e servizi implica un grande utilizzo di acqua e l’Italia è il terzo paese importatore di acqua “virtuale”. Quest’ultimo concetto, quello di “acqua virtuale”, assieme a quello di “impronta idrica”, guida questa preziosa raccolta di riflessioni dei maggiori esperti italiani e mondiali del settore. In un’ottica multidisciplinare, la problematica idrica è analizzata nelle sue implicazioni e ricadute economiche, politiche e sociali.
Il consumatore è avvicinato al tema scottante del consumo di una risorsa non rinnovabile, quale è l’acqua, da un punto di vista diverso, così da acquisire una consapevolezza diversa anch'essa e tale da indurre comportamenti adeguati e sostenibili. 
In parole povere, per evitare di consumare inutilmente acqua non basta chiudere il rubinetto! Anche solo acquistare un prodotto alimentare può, paradossalmente, contribuire all'aumento dell’inquinamento ambientale o all'accrescersi del processo di desertificazione di una parte del nostro pianeta.
Ogni prodotto ha alle spalle una “storia”, che è opportuno raccontare al consumatore: un pomodoro si porta dietro migliaia di litri di acqua, magari sottratti alla sete di un popolo; per produrre un chilogrammo di pasta secca sono necessari circa 1.924 litri di acqua. 
Certo, non si pretende che il consumatore mangi con il senso di colpa o non mangi affatto! Si desidera, tuttavia, suscitare in chi acquista una maggiore inclinazione a scegliere, ad esempio, ciò che è prodotto con nuove tecniche agronomiche a minor consumo di acqua: il 70% del consumo di acqua, infatti, è legato proprio all'irrigazione. Sviluppare un atteggiamento critico nel consumatore lo aiuta a sottrarsi all'informazione superficiale e alla conseguente strumentalizzazione del mercato. 

La guerra dell’acqua che si combatte su tutto il Pianeta, a livello di mercato alimentare globale, può declinarsi a livello locale nella messa in atto di buone pratiche di coltivazione e, a livello individuale, in buone pratiche di acquisto e di alimentazione. In tutto ciò ci pare di cogliere, condividendolo, il senso profondo del lavoro di Antonelli e Greco.

Marianna Lambiase
info@viticolturasostenibile.org
 

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Libro acqua che mangiamo.pdf

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