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Il concetto di "sostenibilità"

Pubblicata da Opera (Focus Newsletter Novembre 2013) il 11/11/2013

Quello di “sostenibilità” è un concetto ampio. I temi del biologico, del biodinamico, dell’integrato e del tradizionale, infatti, si legano anche ad aspetti sociali ed economici, quali il paesaggio, il territorio e le comunità locali, che attribuiscono al termine sostenibilità una valenza di maggiore pregnanza e significatività. Il quid della sostenibilità consiste nel dinamismo di un ragionamento che oltrepassa il limite dalla disciplina pure e semplice (agricoltura), approdando ad una riflessione sulle strategie migliori da adottare, nel rispetto dell’ambiente e della popolazione che in quell’ambiente vive. L’assunzione di un’ottica di tipo interrogativo, lungimirante, trasversale, che rifiuta risposte e certezze immediate e che sa proiettarsi nel futuro, appare maggiormente adatta a creare le condizioni per un miglioramento costante della situazione in cui si colloca una comunità di vita e di lavoro.
Approcci tesi a perseguire, anche se in modo efficace, obiettivi parziali, possono condurre a successi limitati nel tempo, unilaterali e che, soltanto in percentuale molto bassa, contribuiranno al raggiungimento delle finalità che appartengono al concetto di sostenibilità.
Prendiamo, ad esempio, la preoccupazione che coinvolge ogni individuo, relativamente all’emissione di gas e all’aumento dell’effetto serra, e la produzione vinicola. Gli indicatori utilizzati per valutare la sostenibilità di tale produzione sono due: il carbon footprint e l’impronta idrica.
Se il vino analizzato ha una bassa impronta carbonica o idrica, allora è considerato sostenibile. In una bottiglia di vino, tuttavia, gran parte delle emissioni sono generalmente dovute al packaging. Si è inoltre rilevato che, aumentando la resa per ettaro, si riduce anche l’impronta idrica. E’ importante, quindi, per abbassare il livello di emissioni di anidride carbonica, semplicemente ridurre il peso della bottiglia!
Mentre, per ridurre l’impronta idrica, è necessario incentivare la resa, in rapporto alla grandezza del terreno coltivato!
Ne consegue che non appare più così significativo il fatto che un prodotto provenga da un vigneto a conduzione tradizionale o da un vigneto a conduzione biologica. La sostenibilità di tutti i prodotti alimentari, non soltanto del vino, è misurata frequentemente allo stesso modo: sulla base, cioè, dell’impronta carbonica e di quella idrica. Ma questo –come dimostrato-non è sufficiente ed esauriente.
È semplicistico e fuorviante valutare un solo aspetto. Ogni scelta andrebbe ragionata e valutata in funzione della situazione reale, degli obiettivi qualitativi e ambientali che si vogliono e si possono perseguire. Un programma di sostenibilità, per essere consistente scientificamente, dovrebbe inoltre contenere un numero sufficiente d’indicatori per rispondere anche alla richiesta di valutazione ambientale e socio-economica. Gli indicatori, infine, dovrebbero poter essere rendicontati con opportuni bilanci di rendicontazione annuale, accessibili a tutti. Ogni cosa è sostenibile quando è dimostrabile il miglioramento dei processi e dei prodotti nel corso degli anni e quando sono stati raggiunti valori di soglia, condivisi nei territori di pertinenza.



 





Ettore Capri
Direttore del Centro di Ricerca OPERA
ettore.capri@unicatt.it




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