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Bio e Sostenibilità: perchè convengono anche nel vino

Pubblicata da Opera il 31/05/2017

Durante il convegno BIO E SOSTENIBILITA’: perché convengono anche nel vino, organizzato dagli enti di verifica CCPB e Certiquality il 10 aprile 2017, negli spazi del Vinitaly, si è parlato anche di VIVA. Sabrina Melandri, ha illustrato come Certiquality lavora alla verifica, in qualità di ente terzo, sulla corretta applicazione dei disciplinari VIVA. Lucrezia Lamastra, ricercatrice presso l’Istituto di Chimica Agraria e Ambientale (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), ha illustrato nel suo intervento “Fare sostenibilità: quali vantaggi per le aziende del settore” come la sostenibilità costituisca un vantaggio, anche economico: “le aziende che scelgono di essere sostenibili riescono a indirizzare le proprie pratiche aziendali in modo da rispondere alle esigenze di un mondo e un mercato che cambiano”. La letteratura scientifica riporta che sono i cosiddetti millenials, soprattutto donne di età inferiore ai 35 anni, ad essere più sensibili agli argomenti legati alla sostenibilità: chi infatti è nato negli anni ’80 ha potuto vivere e percepire gli effetti del boom economico sull'ambiente, e ne riconosce la gravità.  Umberto Chiminazzo, direttore generale Certiquality, ha riferito infatti che: “tutte le ricerche mostrano come i consumatori siano alla ricerca della sostenibilità, tanto da esser disposti a pagare un po’ di più, e a cambiare le proprie abitudini di spesa”. Seppure vi sia una fascia di popolazione più attenta ad un consumo sostenibile, le aziende riferiscono di aderire ai programmi di sostenibilità in primis perché questo è una via per soddisfare standard e requisiti legislativi, e poi per ridurre gli impatti sull’ambiente e per promuovere uno sviluppo a lungo termine. Infatti, la misura della sostenibilità in azienda non è solo una leva di business, ma come sottolinea Santina Modafferi, di Certiquality, “rispettare parametri etici, sociali e ambientali è sempre più richiesto dal mercato; il settore pubblico, anche con il nuovo codice appalti (Green Public Procurement), chiede criteri ambientali minimi e una certa percentuale di acquisti verdi legati alla sostenibilità”.

 

dott.ssa Gloria Luzzani
gloria.luzzani@unicatt.it
UCSC

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