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VIVA SOStain

Pubblicata da Opera il 03/11/2016

“Che me ne faccio della sostenibilità?”

È la domanda più comune che sentiamo da chi svolge attività in agricoltura e dai miei studenti, soprattutto quelli figli di agricoltori. Un imprenditore investe in sostenibilità per essere più competitivo sul mercato, in primis, ma non solo. L’articolo di Chiara pubblicato di recente sul giornale Vigne & Vini è al riguardo liberatorio: la sostenibilità permette di ridurre rischi imprenditoriali e produce opportunità tra cui, non per ultimo, la formazione all’innovazione. Le scelte di VIVA in questa direzione sono sempre state chiare perché la base olistica dell’approccio è integrare la conoscenza multidisciplinare del settore attraverso valutazioni  quali-quantitativa dei processi della filiera (vedi le tecniche di misura adottate) e motivare in modo tracciabile le decisioni. I disciplinari VIVA parlano chiaro a tutti gli stakeholder che dedicano attenzione alla sostenibilità in modo moderno e scientificamente consistente. 

 “Ma non mi fermo!”

E’ l’esclamazione di VIVA e dei suoi sostenitori. E per questo continuiamo a produrre attività scientifiche e tecniche rigorose come le linee guida recentemente pubblicate, i corsi di formazione e gli articoli.

Il bisogno di rendere la sostenibilità sempre più fruibile agli operatori rende obbligatoria la condivisione degli intenti e la realizzazione di pratiche e misure proprie a quegli ecosistemi e a quelle comunità di persone. Il primogenito di questa politica gestionale è SOStain, il programma siciliano e dei siciliani per i quali  la sostenibilità è chiara identità. L’accordo tra SOStain e VIVA è coinvolgimento, partecipazione degli operatori in aree omogenee di territori per la definizione di valori guida condivisi e propri a quei territori. E’ anche l’inizio di una vera verticalizzazione di un modello comune di principi e di regole che intende alimentarsi in modo proattivo dei valori dei luoghi e delle persone.

“Amabat nesciri” (amava lo sconosciuto)

La saggia affermazione che ho letto in questi giorni su una lapide, in occasione di una visita ai cari defunti che rivolgo ora a chi ancora intende chiedermi “Ma che [….] sostenibilità ?”. “Amare lo sconosciuto” è  la reale forza dell’uomo che intende progredire, creando cambiamenti perché li ritiene importanti  ancora prima di esserne pienamente consapevole. Perché la sostenibilità – ricordiamolo – non è un valore assoluto, ma lo si realizza insieme, con l’accrescimento personale e collettivo.

Prof. Ettore Capri
ettore.capri@unicatt.it
Direttore Centro di ricerca Opera

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