News

Insieme ad Huffigston Post

Pubblicata da Opera il 01/12/2015

EVVIVA il vino buono perché sostenibile 

Il vino sostenibile italiano è una vera esclamazione,  VIVA!  In Expo il vino sostenibile VIVA è rimasto in esposizione permanente per 6 mesi  a conferma della migliore rappresentazione della sostenibilità e non c’è dubbio che sia anche eccellente al palato, al naso, alle orecchie e …. ai nostri neuroni.  Oggi il vino è il modello di riferimento, concreto, per comprendere il significato di sostenibilità. Proprio di ritorno da una visita in California mi sono reso conto che se ne stanno accorgendo anche i colleghi oltre alpe che di norma declinano la sostenibilità ad attività che in Italia sono norme cogenti mentre in Italia si crea e ci s’impegna (nonostante molti connazionali non ci credano!). E’ proprio così.  A partire dal 2000 abbiamo iniziato concretamente a misurare la sostenibilità  nel vino evoluzione culturale oltre che colturale (bello il gioco di parole) che lo smarca in modo innovativo delle produzioni biologiche, biodinamiche, vini liberi, naturali  e dei protocolli di produzione etica (pensate ai gruppi di acquisto solidale, ad esempio). Quest’ultimi  applicano i principi di sostenibilità solo all’impatto ambientale, alla salute del consumatore, alla biodiversità (anche se talvolta questi processi produttivi vengono certificati da enti  terzi). E’ dal 2010, invece, che i ricercatori e gli enti di certificazione iniziano concretamente a misurare la sostenibilità nel vino attraverso indicatori (ecco i così detti  footprints) applicati al ciclo di vita dei prodotti (e questo si chiama LCA) ed  in Italia, il ministero dell’ambiente apre una campagna di diffusione. 

Si è sostenibili se riusciamo a misurare gli effetti delle nostre azioni, se queste sono trasparenti e tracciabili per il consumatore. Se producono un  “eco”, quell’eco che migliora il paesaggio, la qualità delle risorse, produce benessere sociale ed ecologico. Ne parlano in modo appropriato  nel libro “tutto l’eco del vino”:

Eco del vino


Ma com’è possibile che il vino sostenibile sia più buono? Forse perché coltiviamo meglio, abbiamo maggiore cura delle piante e del suolo. Sembra buffo pensarlo ma il  vino è vivo, la vite è viva, la terra che ospita la pianta è viva.  Se loro stanno bene profumeranno, saranno gradevoli anche ai nostri sensi. Si parla di diversità sensoriale, tra noi,  gli animali, le piante ma, alla fine, siamo tutti sensoriali. Quindi coltivare in modo sostenibile è rispettare la vita, il benessere del Pianeta e  fare attenzione ai sensi. E’ il risultato del convegno scientifico internazionale organizzato a Milano nei giorni scorsi dall’Unione Italiana Vini (www.simei.it)

L’attenzione del viticoltore ed enologo sostenibile produce una nuova comunicazione sensoriale che collega il benessere della pianta a quello del consumatore. Un uva che matura correttamente produce un buon vino, l’eccesso di fertilizzanti o di acqua un cattivo vino. Una piante insana produce sostanze tossiche ed avrà composizione chimica che inaridirà il sapore ed i profumi . L’inadeguato rispetto dei diritti sociali produce errori di produzione e frodi che si ripercuotono sulla qualità chimica …. e così infiniti esempi. Oggi la gran parte empiricamente dimostrabili.

Infatti, per la prima volta nellA storia delle scienze agrarie si rende empirico ed oggettivo l’associazione tra i sensi degli organismi viventi  e la sostenibilità. Il Terroir se diventa sostenibile proporrà nuove versioni del senso del piacere. Ora tocca ai nostri neuroni rendere più recettivi i nostri sensi. Neuroni che andranno educati per associare alle sensazioni di piacere la buona pratica sostenibile e quindi, i processi vitali del nostro Pianeta.

Commenta l'articolo on line al seguente indirizzo:

www.huffingtonpost.it/ettore-capri/viva-il-vino-buono-e-sostenibile

Elisa Novelli, PhD
elisa.novelli@unicatt.it
Opera

Realizzazione Software: Informatica Ambientale srl - Gestione Grafica: Ovis Nigra