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Standard: la nuova ISO per impronta idrica

Pubblicata da Opera il 24/10/2014

 

Dopo un lungo processo di concertazione e di revisione, il 24 luglio 2014 è stata emanata la norma ISO (Organization for Standardization) per la water footprint; essa fornisce a livello mondiale gli strumenti per la gestione delle risorse idriche, in modo equo e durevole nel tempo. Si tratta, infatti, della definizione di standard internazionali in cui sono specificati i principi, i requisiti e le linee guida per la valutazione e il reporting dell’impronta idrica da parte di prodotti, processi e organizzazioni.
Con “impronta idrica” si intende la valutazione dell’uso dell’acqua, ma non solo: il concetto, infatti, si estende anche all’impatto che l’uso dell’acqua ha sull’ambiente. Il calcolo dell’impronta idrica è, pertanto, effettuato sia autonomamente, come analisi stand-alone, sia all’interno di una valutazione ambientale più ampia e completa, relativa all’intero ciclo di vita (LCA). La valutazione include, quindi, le emissioni atmosferiche e quelle provenienti dal suolo e che hanno un impatto sulla qualità dell’acqua; restano esclusi, invece, gli altri tipi di emissioni. Il risultato fornito dal calcolo dell’impronta idrica, eseguito attraverso la ISO, può essere un singolo valore oppure un profilo dei risultati dei diversi indicatori di impatto.
La norma, inoltre, è utile non solo per calcolare e valutare l’impronta idrica, ma anche per stilare il report dell’analisi effettuata. Rimane, invece, al di fuori del campo di applicazione della norma ISO 14046:2014 la comunicazione dei risultati del calcolo dell’impronta idrica, per esempio sotto forma di etichette o di dichiarazioni; per quanto concerne quest’ultimo punto, si fa riferimento alle norme ISO del gruppo 14020.

La norma ISO 14046:2014 è organizzata in sette sezioni:

◻    Scopo
◻    Norme di riferimento
◻    Definizioni
◻    Principi
◻    Metodologia
◻    Reporting
◻    Revisione critica

A queste sette sezioni si aggiungono allegati e riferimenti bibliografici.

La parte più interessante per condurre il calcolo dell’impronta idrica in modo conforme a quanto stabilito dalla norma è quella relativa alla metodologia. In essa si individuano i requisiti generali da seguire per effettuare la valutazione. Per valutare l’impronta idrica di un prodotto/servizio è necessario seguire i tre pilastri di analisi del ciclo di vita (LCA): definizione degli obiettivi e degli scopi, analisi d’inventario e interpretazione dei risultati. Nella definizione degli obiettivi e degli scopi dell’analisi, particolare rilevanza assumono la definizione dei confini del sistema (ossia la determinazione di quali processi devono essere inclusi nella valutazione dell’impronta idrica del servizio/prodotto e quali debbono essere esclusi) e le caratteristiche di qualità dei dati da impiegare (ossia quali dati di input possono essere ritenuti accettabili per effettuare la valutazione dell’impronta idrica e quali no).
Nella sezione relativa all’analisi di inventario la norma fa riferimento, sia per la fase di calcolo che per la fase di verifica, alla norma ISO 14044:2006 relativa all’analisi LCA di prodotti e servizi. Inoltre questa sezione spiega come costruire l’inventario, ovvero come arrivare all’ecobilancio in senso stretto: la costruzione dell’inventario consiste nel tradurre in flussi elementari (ovvero in fattori d’impatto sull’ambiente) tutti i flussi non elementari (ovvero tutti quei prodotti intermedi associati all’unità funzionale). Sempre in questa sezione si trovano le regole di allocazione, basate sempre su quanto già contenuto nella ISO 14044:2006 che stabilisce procedure chiaramente definite per distribuire i flussi di materia ed acqua sui differenti prodotti.

L’annesso che conclude il documento sintetizza requisiti e linee guida utili a stilare l’analisi dell’impronta idrica per le organizzazioni.
È bene ricordare che, come tutte le norme ISO, anche questa norma è scaricabile a pagamento dal sito www.iso.org. Il linguaggio e i contenuti la rendono sicuramente un documento riservato agli “addetti ai lavori” che hanno una precedente esperienza con la logica LCA e con il concetto di impronta idrica.

Lucrezia Lamstra, PhD
Ricercatrice UCSC
lucrezia.lamastra@unicatt.it


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