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Preservare gli impollinatori nelle aziende vitivinicole: un esempio di agricoltura sostenibile

Pubblicata da Opera il 16/07/2014

 

La conservazione della biodiversità è una problematica sempre più importante ed attuale. Lo è soprattutto quando riguarda quelle specie di insetti le cui attività influenzano direttamente la nostra vita.
I pronubi, ad esempio, nel compiere le loro funzioni biologiche, forniscono un vero e proprio servizio alla società umana: detti anche impollinatori, essi sanciscono le nozze tra i fiori. Consentendo il mantenimento di adeguati livelli di diversità genetica negli ecosistemi naturali, rappresentano insostituibili “fattori di produzione” nei contesti agricoli intensivi. Infatti, oltre ad incrementare in modo significativo la qualità e la quantità delle produzioni vegetali, forniscono un contributo determinante per l’ingresso nella produzione di molte delle cultivar (cv) oggi diffuse.
Dunque, gli impollinatori rivestono un ruolo fondamentale più negli agro-ecosistemi, che nei programmi di conservazione della biodiversità.
È proprio in questo contesto che si inserisce la sperimentazione condotta in Irpinia, nell’azienda vitivinicola Mastroberardino, azienda pilota del progetto VIVA dove è stato testato il programma Operation Pollinator (Syngenta) relativamente all’efficacia nel recupero delle specie di Imenotteri della superfamiglia degli Apoidei (Api solitarie e sociali, Bombi, Osmie ed affini), i più importanti tra gli impollinatori.
Nata nel 2013, con una tesi di laurea che ha visto coinvolti il dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Syngenta, la ricerca si è sviluppata nell’arco di cinque anni.
Operation Pollinator è un set-aside ecologico seminato con specie vegetali ricche di polline e nettare che, attraverso una gestione adeguata e continuativa, consente il mantenimento delle fonti trofiche e dei siti di nidificazione necessari allo sviluppo dei pronubi.
Il risultato del primo anno di sperimentazione è stato l’incremento delle popolazioni di Apoidei fino a un massimo del 290% (1) . L’incremento delle specie registrate è risultato significativo per le famiglie Apidae, Andrenidae, Halictidae e Melittidae e dipendente esclusivamente (2) dalla gestione e composizione del campo Operation Pollinator. La presenza di Melittidi è stata rilevata solo nel campo sperimentale, dimostrando così l’efficacia del metodo nell’incremento della diversità.
Nel panorama agricolo attuale, sempre più attento alle tematiche di carattere ambientale, in cui la coscienza del ruolo di custode del territorio da parte dell’imprenditore agricolo si fa sempre più concreta, l’auspicio è che si prenda in seria considerazione l’adozione di pratiche sostenibili analoghe a quella illustrata. L’esempio degli impollinatori - specie minacciate dalle attività di origine antropica – evidenzia l’importanza che può assumere la diffusione di pratiche agricole sostenibili, che guardino in maniera concreta e risolutiva alla problematica. Deve essere chiaro che l’incentivazione di tali pratiche, a più livelli, è un requisito da cui non si può più prescindere per la diffusione di una rete di misure agronomiche di conservazione della biodiversità: soltanto diffondendosi a mosaico all’interno del paesaggio agricolo, esse rivelano la loro reale efficacia su larga scala.

dr. Alberto Linguadoca
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